L’assistenza domiciliare integrata (Adi) per gli over 65, secondo le linee guida del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), deve aumentare dal 4% attuale a un obiettivo minimo del 10% entro il 2026. Questo cambiamento è fondamentale per trasformare la concezione dell’assistenza sanitaria in Italia, promuovendo la “casa come primo luogo di cura“. Un report pubblicato da Salutequità, frutto di un’analisi approfondita condotta in collaborazione con esperti del settore, è stato presentato oggi, 15 gennaio 2025, a Roma, durante un evento che ha visto la partecipazione di figure chiave e stakeholder del settore, sostenuto senza condizionamenti da Confindustria dispositivi medici.
Situazione attuale dell’assistenza domiciliare
Nel 2023, diverse Regioni italiane hanno mostrato progressi significativi nel numero di anziani assistiti a domicilio, in linea con gli obiettivi del Pnrr. Ad esempio, l’Umbria e la Provincia di Trento hanno superato le aspettative, registrando un incremento di oltre il 200%. Tuttavia, altre Regioni come la Sicilia (1%), la Campania (62%), la Sardegna (77%) e la Calabria (95%) non hanno raggiunto i target stabiliti, secondo i dati forniti dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) per il 2023. Le Regioni più vicine agli obiettivi per il 2026 includono il Molise, l’Abruzzo, la Basilicata, la Toscana e l’Umbria, mentre quelle più distanti presentano tassi di assistenza significativamente inferiori, come la Calabria, la Sardegna, la Puglia e la Campania.
Criticità nel modello di assistenza
Nonostante i progressi, il report evidenzia importanti criticità nel sistema di assistenza domiciliare. Secondo il monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) del Ministero della Salute, nel 2022 sei Regioni si trovavano al di sotto della soglia minima per l’intensità di cura, con Lombardia, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna in difficoltà. Anche per gli indicatori di intensità di cura Cia 2 e Cia 3, quattro Regioni non hanno rispettato i parametri richiesti. La misurazione dell’intensità assistenziale, indicata dal Coefficiente di Intensità Assistenziale (Cia), riflette la frequenza con cui i pazienti ricevono cure domiciliari e varia in base alla complessità delle necessità assistenziali.
Nel 2023, nonostante un aumento del numero di assistiti, il grado di attenzione all’intensità delle cure rimane insufficiente. In 14 Regioni, oltre il 50% delle cure erogate si concentra su visite sporadiche, con un’alta percentuale di pazienti che ricevono solo un accesso alle cure. In Lombardia e Calabria, oltre la metà delle cure domiciliari è fornita in un’unica visita.
Disparità regionali nell’assistenza
Le ore di assistenza dedicate a ciascun anziano over 65 mostrano una significativa disparità tra le Regioni. Un’analisi condotta da Crea Sanità ha rivelato una diminuzione media annua del 2,6% delle ore di assistenza dal 2018 al 2023, scendendo da 18 a circa 15,8 ore. La Calabria ha fornito oltre 56 ore di assistenza, mentre la Basilicata ha registrato solo circa 38 ore, nonostante un numero simile di assistiti. Anche tra Lombardia ed Emilia Romagna, le differenze sono evidenti, con 10,9 e 15,0 ore rispettivamente. Inoltre, il passaggio dalle cure ospedaliere a quelle domiciliari risulta insufficiente, con solo l’1% delle dimissioni ordinarie attivando l’Adi nel 2023.
Problemi di personale e accreditamento
Il report di Salutequità mette in luce anche le difficoltà legate all’accreditamento e al rispetto degli standard di qualità previsti dall’intesa Stato-Regioni del 2021. Il recepimento delle normative da parte delle Regioni è stato lento, con molte che non hanno rispettato i tempi stabiliti. Solo tre Regioni (Lazio, Sicilia e Campania) hanno completato le procedure di accreditamento. La carenza di personale, in particolare di infermieri, è un ulteriore ostacolo, con solo il 7,6% del fabbisogno coperto nel 2022. Anche il numero di assistenti sociali e operatori socio-sanitari risulta insufficiente, con meno della metà delle ASL in Italia che dispone di tali figure professionali.
Il presidente di Salutequità, Tonino Aceti, ha sottolineato il rischio di non soddisfare le esigenze dei pazienti, evidenziando l’importanza di un approccio qualitativo piuttosto che quantitativo nell’assistenza domiciliare. Ha inoltre sollecitato un monitoraggio più incisivo e un incremento strutturale del Fondo Sanitario Nazionale per garantire la sostenibilità delle cure domiciliari nel lungo termine.
